ALBANIA, DOVE OSANO LE AQUILE

I ReportageAlbania-D7C_0447 Agosto2013Un piccolo paese sul Mediterraneo, un po’ mare Adriatico e un po’ mar Ionio, un piccolo paese balcanico, dove si respira già molta cultura ellenica ma anche tanto vento fresco dell’Oriente… il paese delle aquile, l’Albania.

Un paese molto accogliente, territorialmente poco più grande della Lombardia, ma per certi versi faticoso e impervio da girare, dove le strade si possono spesso definire vere e proprie mulattiere, dove la storia ha lasciato segni molto tangibili, a cavallo tra la cultura della Grecia antica e i residui della dominazione Ottomana, dove le bellezze naturali la fanno da padrone. Un paese dove sono molto evidenti i segni lasciati nel secolo scorso dal regime comunista, ma anche quelli tipici della cultura architettonica del nostro fascismo anni ’30 che qui trovò ampio spazio, fino ai devastanti esempi della speculazione edilizia degli anni ’90.

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Quello che più colpisce però sono i colori della terra, del cielo, dei boschi, dei prati, del mare… raramente ho trovato una così ampia varietà di paesaggi, un concentrato così variegato di tonalità, sfumature, variazioni cromatiche, gusti e profumi.

In Albania fai 50 km e, a parte il fatto che magari in auto ci impieghi anche più di due ore, ti vedi passare innanzi tre, a volte quattro o persino cinque tipologie diverse di paesaggio, dalla rude e aspra pianura che quasi rasenta il deserto, alle vallate colorate e impreziosite dai verdissimi boschi fioriti fino alle rocciose montagne della zona centrale per arrivare poi improvvisamente all’azzurro intenso del mar Ionio, senza dimenticare il verde corallo dei suoi magnifici e grandiosi laghi.

Uno spettacolo naturale continuo!

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E anche Tirana… una capitale piccina piccina che quasi la giri tutta a piedi, con una periferia parecchio squallida fatta di case che in molti casi si possono tranquillamente definire baracche, ma anche con una parte centrale più moderna, molto interessante, viva, con le case di mille colori, culturalmente attraente e con una ricca storia che vale sicuramente la pena di conoscere.

Albania-D7C_0503 Agosto2013E poi la gente, sempre accogliente, disponibile, pronta ad aiutarti se sei in difficoltà, quasi a smentire coi fatti tanti luoghi comuni che noi “occidentali evoluti” abbiamo alimentato negli anni.

Certo, magari non è tutto così meravigliosamente bello come ho scritto, alcune cose lasciano perplessi, fanno sicuramente riflettere… ci sono aree in cui servizi sono ancora molto arretrati per non parlare delle infrastrutture, a cominciare dalle strade che lasciano alquanto a desiderare, in alcune zone lo stato di degrado e abbandono è evidente, si percepisce che il progresso, quello vero, quello occidentale, è una roba ancora lontana da venire… ma non lontanissima, sono convinto che Albania-D7C_1269 Agosto2013tra qualche anno, e francamente non penso neanche molti, anche questi aspetti, attualmente derivanti soprattutto dal basso livello reddituale medio, saranno migliorati e allora anche l’Albania si potrà presentare come un paese turisticamente evoluto, con strutture e soprattutto infrastrutture di livello “europeo”, con un “appeal” culturale e paesaggistico molto elevato.

Ma magari, chissà… forse sarà meglio averla vista l’Albania, con le sue ambiguità, con le sue tradizioni ancora vive, con la sua affascinante mediocrità e le sue difficoltà ma anche con le sue bellezze naturali ancora incontaminate, davvero una bella sorpresa!

 

 

LE SORPRESE DI PORTO

IMG_4730Sorprendente fin dal suo arrivo, con quel volo sulla città che già te la fa apprezzare, Porto è la città del Portogallo che più mi ha colpito, più della stessa Lisbona, coi suoi scorci d’altri tempi, i suoi blu azulejos ma anche con le sfumature e i mille colori dei suoi antichi palazzi, l’allegra e accogliente atmosfera della sua Ribeira, il calore delle cantine che stanno sull’altra sponda, i suoi deliziosi abitanti… davvero molto bella, una lieta sorpresa, appunto!

Quando ti lasci trasportare nelle sue strette vie, tutte su e giù per le colline, scopri una moltitudine di colori, di odori che davvero la rendono unica, magica.

E poi ci sono quegli angoli così particolari, le sue tante sorprese: la Livraria Lello ad esempio, un angolo di magia racchiuso in quella che pare essere la libreria più bella del mondo, ispiratrice di J.K. Rowing che da qui fece nascere molto dell’atmosfera del suo Harry Potter, oppure le tante cantine pronte ad accoglierti coi loro profumi e le loro Oporto_Panoramica_1547-1550_copessenze, e poi ancora gli stretti vicoli che scendono verso la Ribeira, col loro pullulare di colori, vecchie insegne e antichi palazzi o i favolosi azulejos della stazione ferroviaria di São Bento, che, come si dice, da soli varrebbero la visita della città o i colori e la contagiosa allegria della Mercearia Do Bolhao, il variopinto mercato centrale, e poi… sicuramente tanto altro ancora che nei pochi giorni passati qui non ho avuto il tempo di scoprire ma che, ne sono certo, mi avrebbero saputo sorprendere ancora di più.

Porto vale davvero un viaggio, un soggiorno, una bella vacanza in tranquillità, insomma… una vera sorpresa piena di sorprese!

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GENOVA, A SPASSO TRA I CARUGGI ALLA RICERCA DI FABER E NON SOLO

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Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa, carica di sale, gonfia di odori…

Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese, li condannerai a cinquemila lire più le spese.

Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo…”

Fabrizio De André – La Città Vecchia

Grande Faber, proprio quello che ho cercato di fare in questi pochi giorni passati a Genova. Ecco il mio piccolo quaderno di appunti che si riapre per cercare di raccontare il mistero, l’atmosfera di questa meravigliosa città, del suo porto, della città vecchia ma anche della parte solo apparentemente più moderna e caotica…

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BERLINO, SEMPRE BERLINO… ANCORA OST-BERLIN!

Dall’ultima volta che c’ero sPanoramica_3287-3293tato sono passati sì e no vent’anni, forse qualcosina di più ma poco conta.

All’epoca era da poco caduto il Muro, molto sembrava abbandonato, deserto, per certi versi magico ma un po’ trasandato, come se il mondo stentasse a ripartire dopo la devastante esperienza della “forzata divisione”, testimonianza viva che certe ferite sono difficili e lunghe da rimarginare.

Quartieri tipo Kreuzberg o Nikolaiviertel, l’immensa Potsdamer Platz, la stessa Alexander Platz e in genere tutta la zona Est parevano quasi dimenticati, avvolti in una sorta di limbo, devastati dal lungo ed estenuante digiuno e in evidente contrasto con l’ostentata ricchezza, l’opulenza  e i colori sfavillanti della zona Ovest, volutamente e spiccatamente sfarzosa, moderna, kitch, a volersi quasi autodefinire isola felice casualmente posizionata nell’appena “liberata e triste” Germania dell’Est.

Ricordo che allora si cominciavano pian piano a vedere i primi progetti di riqualificazione di tutte quelle aree che da periferiche, in quanto proprio a ridosso del Muro, erano improvvisamente diventate centrali, il vero e proprio “mitte” della riunita ma non ancora rinata metropoli.

La curiosità quindi era davvero tanta e, insieme, anche la paura di cosa avrei trovato proprio lì, dove nell’allora “terra di nessuno” avevo respirato una misteriosa aria di magia, di vuoto, dove l’emozione degli ampi spazi liberi di una volta sapevo essere stati sostituiti dalla naturale evoluzione e rivoluzione, non solo edilizia, di questi ultimi anni.

E invece…  BERLINO, SEMPRE BERLINO… ANCORA OST-BERLIN!

Ebbene sì… tutto nuovo, rifatto, ricostruito, eppure… tutto così bello, affascinante, ancora incredibilmente magico.

Ho ritrovato una grande Metropoli, ancora più di quanto non lo fosse vent’anni fa, sicuramente molto più viva, una città moderna con tante anime e in grado di regalare altrettante emozioni.

Ora di Berlino ce ne sono davvero tante.

C’è la Berlino nuova, moderna, ricostruita da zero intorno e aldilà del Muro, con palazzi e grattacieli di chiara ispirazione americana, direi quasi newyorkési.

C’è la Berlino dei grandi quartieri dell’immigrazione e dell’integrazione, in particolare dalla Turchia.

C’è la Berlino dell’Ovest, ancora così simile a quello che era, così ostentatamente ricca e appariscente, con le luci dei suoi Centri Commerciali e i negozi delle grandi firme.

C’è la Berlino dei colori e dei disegni che hanno trasformato quel che ancora resta del Muro nella famosa East-side Gallery, ma anche con le case e i muri decorati un po’ ovunque da più o meno grandi artisti di strada.

C’è la Berlino della coscienza e del ricordo di un passato tanto vergognoso quanto degno di non essere dimenticato, ma anche la Berlino della nostalgia verso un mondo, quello della vecchia DDR, che non c’è più.

E poi soprattutto… c’è ancora la Berlino dell’Est, rifatta, ricostruita, trasformata, dinamica, più colorata e meno decadente di un tempo ma ancora capace di ricreare quell’atmosfera antica ormai difficile da trovare persino in città e luoghi apparentemente più emozionanti ed emozionali.

Questa raccolta fotografica è il mio personale tentativo di raccontare tutto questo, di far comprendere i grandi mutamenti di questi anni, ormai più di venticinque da quello storico novembre che cambiò la storia dell’Europa e un po’ anche di tutti noi, ma anche di trasmettere quelle emozioni e i brividi che ancora Berlino, anzi Ost-Berlin, è stata capace di darmi.

POLONIA ON THE ROAD

Dopo anni di viaggi e reportage attraverso l’Est Europa, con fugcla_5274aci e superficiali passaggi da queste parti, soprattutto a causa delle bizzarre rotte aeree utilizzate per raggiungere luoghi più lontani, finalmente mi sono preso un’estate per visitare bene la Polonia.

Queste fotografie sono il mio personale quaderno di appunti per descrivere l’atmosfera, le sensazioni, il gusto dolce di questa terra molto accogliente, geograficamente posta proprio al centro dell’Europa, come orgogliosamente ci tiene a sottolineare ogni polacco che si rispetti, ricca di arte e di storia, troppo spesso soffocata dalla violenza delle tante dominazioni subite ma sempre risorta grazie alla lotta e alla resistenza del suo combattivo popolo.

La raffigurazione tridimensionale della Battaglia di Racławice, a Wrocław, il ricordo terribile della Shoah, le insurrezioni popolari del secolo scorso fino alla grande battaglia democratica di Solidarność sono il filo conduttore che lega e permea in maniera evidente ogni luogo, ogni città che si incontra.

E tutto questo in un’atmosfera molto particolare, sospesa tra una sorta di anima chiaramente mitteleuropea e quel vento dell’Est che sa rendere tutto ancora così magicamente bello e unico.